L’impatto degli investimenti sulla struttura operativa e finanziaria delle imprese
16 novembre 2020
/ Antonio MarcianteAbstract
Le dinamiche sanitarie, sociali ed economiche degli ultimi mesi porteranno ad un generale ripensamento del modello di business di numerose imprese, richiedendo spesso la definizione di piani di investimento necessari per affrontare il mutato contesto di mercato.Nonostante la situazione di “emergenza” che alcune PMI devono affrontare, è opportuno che qualsiasi scelta strategica relativa agli investimenti aziendali sia fatta considerando l’impatto che essi avranno sulla leva operativa e finanziaria dell’azienda, per non pregiudicarne l’equilibrio prospettico.
Le dinamiche economiche innescate dalla diffusione del coronavirus su scala globale stanno portando ad una inevitabile revisione dei modelli di business di numerose realtà aziendali, che richiedono necessariamente investimenti che le imprese dovranno finanziare con capitale proprio o di terzi.
Qualsiasi decisione di natura operativa e finanziaria deve essere presa con oculatezza: qualsiasi investimento richiede l’impegno di risorse finanziarie su uno specifico progetto imprenditoriale che dovrebbe generare, su un determinato orizzonte temporale, nuove risorse finanziarie almeno pari al capitale impegnato affinché sia giustificato lo stesso investimento.
Un’affermazione così “basilare” porta con sé numerose implicazioni inerenti la valutazione dell’investimento, che dipendono in gran parte dal soggetto che impegna le risorse finanziarie: ad esempio, l’investitore vorrà sapere qual è il ritorno dell’investimento, un istituto di credito valuterà la sostenibilità finanziaria del progetto, l’imprenditore valuterà l’impatto generale sulla sua azienda. Se le risorse impegnate provengono poi da istituzioni pubbliche, nazionali o comunitarie, lo spettro della valutazione si allarga ed entrano in gioco altri elementi, tra cui l’impatto dell’investimento sul tessuto economico e sociale.
Tutti i soggetti finanziatori, pubblici e privati, hanno una propria scala di valutazione degli investimenti basata su criteri soggettivi. L’azienda, da intendere come “il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa”, una volta eseguito l’investimento, modificherà la sua struttura operativa e finanziaria, secondo il principio della “leva”.
“Datemi una leva e vi solleverò il mondo” è la frase che, secondo la leggenda, il matematico Archimede di Siracusa disse nel terzo secolo avanti Cristo, esaltato dalla capacità di costruire macchine che potessero spostare grandi pesi con piccole forze.
Il principio dello scienziato siculo può essere traslato nel settore dell’economia aziendale, dove due “leve” orientano, più o meno consapevolmente, le decisioni di chi investe in un progetto imprenditoriale: la leva operativa e la leva finanziaria:
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la leva operativa misura la sensibilità del margine operativo alla variazione dei ricavi: omettendo i dettagli tecnici legati alla formulazione specifica, è possibile affermare che la leva operativa è strettamente correlata alla struttura dei costi aziendali: maggiori saranno i costi fissi, maggiore sarà la leva operativa. Un’azienda (o un investimento) con un’elevata componente di costi fissi è caratterizzata da una maggiore leva operativa, che amplificherà i risultati aziendali, nel bene e nel male. Se le vendite saranno crescenti, il progetto con maggiore leva operativa sarà anche quello più profittevole; al contrario, nel caso di riduzione del fatturato, un’elevata leva operativa amplificherà l’impatto negativo sulla marginalità;
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la leva finanziaria è strettamente collegata all’utilizzo di capitale di terzi, solitamente fornito dalle banche, e permette ad un imprenditore di finanziare un investimento per un importo superiore al capitale effettivamente posseduto. Il ricorso ad indebitamento riduce specularmente il capitale proprio ed aumenta il rendimento dell’investimento per l’imprenditore. Quindi, senza entrare nel merito delle formule tecniche, è possibile affermare che il ricorso al debito aumenta la leva finanziaria di un’azienda, permettendo all’investitore di incrementare il suo rendimento, ma nello stesso tempo aumentando la rischiosità dell’azienda stessa: se l’investimento dovesse generare delle perdite o minori risultati rispetto alle attese, l’impatto sul capitale proprio dell’azienda sarà maggiore, pregiudicandone l’equilibrio patrimoniale e finanziario.
Ogni investimento implica il ricorso ad una delle due leve elencate in alto ed è opportuno che l’imprenditore abbia la consapevolezza degli effetti che determinate decisioni avranno sulla tenuta prospettica della sua azienda.
L’investimento, da un certo punto di vista, rappresenta una “leva” con la quale l’imprenditore desidera “sollevare” la sua azienda, farla crescere oppure renderla più produttiva ed efficiente.
Eppure, così come Archimede faceva particolare attenzione nell’utilizzo delle leve nelle sue catapulte, allo stesso modo l’imprenditore dovrà essere particolarmente oculato nel muovere le leve a sua disposizione: la pianificazione finanziaria, combinata con un’analisi per scenari e delle attività di monitoraggio ex post, sono quegli strumenti operativi essenziali per l’implementazione di progetti di investimento che non pregiudichino l’equilibrio economico, patrimoniale e finanziario di un’azienda.
Antonio Marciante
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