Prevenire le crisi aziendali: le sfide che ci riserva il 2021
14 dicembre 2020
/ Antonio MarcianteAbstract
Il 2021 sarà l’ “anno zero” per molti settori, stravolti dagli shock macroeconomici derivanti dalla pandemia e che hanno colpito sia la domanda sia l’offerta.Molte aziende dovranno affrontare le sfide del nuovo anno con una struttura patrimoniale e finanziaria indebolita da quanto accaduto negli ultimi mesi. Attuare quanto previsto dal legislatore italiano in tema di prevenzione delle crisi aziendali, in linea con l’orientamento delle autorità bancarie europee, può rappresentare una scelta vincente per ponderare le scelte strategiche aziendali dei prossimi mesi.
Fra pochi giorni ci lasceremo alle spalle il 2020, con poca nostalgia e tante aspettative sull’anno nuovo che verrà. Tuttavia, il 2021 sarà caratterizzato da un contesto economico completamente diverso rispetto a quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi e gli effetti della pandemia, anche quando finirà, continueranno a farsi sentire per molti anni.
In questi ultimi mesi stiamo già assistendo a delle vere e proprie “mutazioni aziendali” che nei prossimi mesi avranno delle inevitabili accelerazioni: si affermeranno nuovi modelli di business, cambieranno intere catene del valore, le diverse abitudini dei consumatori porteranno alla nascita di nuovi mercati ed al ridimensionamento di alcuni trend che, fino a pochi mesi fa, sembravano inarrestabili (pensiamo ad esempio all’ascesa che ha avuto negli ultimi anni la sharing economy in alcuni settori).
Le arene competitive saranno completamente stravolte dalle nuove tendenze economiche e sociali e le imprese dovranno dimostrarsi reattive nell’interpretare, e possibilmente anticipare, i trend dei mercati di riferimento.
Molte aziende, tuttavia, dovranno affrontare le sfide del 2021 con una struttura patrimoniale e finanziaria indebolita da quanto accaduto negli ultimi mesi: lo shock macroeconomico derivante dalla pandemia ha colpito sia l’offerta sia la domanda e le aziende hanno dovuto fare fronte ai maggiori fabbisogni finanziari ricorrendo a risorse interne oppure aumentando il livello di indebitamento bancario, gestendo contemporaneamente lo stravolgimento dei cicli attivi e passivi del capitale circolante operativo.
Secondo il “Rapporto Cerved PMI 2020” pubblicato ad inizio novembre, il fatturato delle piccole e medie imprese diminuirà nel 2020 dell'11% e la redditività lorda del 19%. Come indicato nel rapporto, "gli effetti saranno fortemente asimmetrici: alcuni settori subiranno conseguenze devastanti, mentre altri (pochi) potrebbero addirittura trarne vantaggio”.
Sempre Cerved, nel suo “Rapporto Regionale PMI 2020” pubblicato in collaborazione con Confindustria lo scorso luglio, aveva fornito delle statistiche che testimoniavano un deterioramento del tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno a causa dello shock derivante dalla pandemia, con un aumento del rischio di fallimento delle PMI sostanzialmente raddoppiato (dal 12% della situazione pre-Covid al 26% nello scenario post-Covid) e, più in generale, una maggiore vulnerabilità delle PMI del Sud Italia in termini di solvibilità finanziaria: nello scenario post-Covid, solo un terzo delle PMI meridionali veniva classificato da Cerved nel segmento delle aziende non “vulnerabili”.
In questo contesto generale, penalizzato dagli effetti devastanti della pandemia, si innesta un percorso avviato dal legislatore italiano negli ultimi anni, ed in linea con l’orientamento delle autorità bancarie europee, finalizzato alla prevenzione delle crisi aziendali ed alla loro emersione anticipata per una gestione migliorativa rispetto a quella che si avrebbe in uno stato di insolvenza conclamata.
Il 14 febbraio 2019 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo n. 14/2019 che ha integrato l’articolo 2086 del Codice Civile con il secondo comma di seguito riportato:
“L'imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.”.
La novità normativa introdotta con il Decreto Legislativo n. 14/2019 evidenzia quindi l'obbligo dell'imprenditore di dotarsi di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, con la finalità di cogliere la “crisi” sul nascere in modo da consentire un tempestivo intervento diretto a comporla e, ove possibile, sanarla prima che degeneri.
La rilevanza di tale novità normativa è dimostrata dall’entrata in vigore della norma già nel febbraio 2019, nonostante essa facesse parte della più generale riforma del Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza che prevede varie fasi attuative e che negli ultimi mesi ha subito delle modifiche sia per quanto riguarda i tempi di entrata in vigore di gran parte delle norme, sia relativamente ad elementi sostanziali della riforma stessa. Si rimanda, a titolo esemplificativo, al decreto legislativo del 26 ottobre 2020 n. 147, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 5 novembre 2020, con il quale sono state introdotte disposizioni integrative e correttive al Codice della Crisi di Impresa e dell’Insolvenza, tra cui la stessa ridefinizione dello stato di crisi, da intendersi come “lo stato di squilibrio economico finanziario che rende probabile l’insolvenza, che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate.”.
Il riferimento a elementi temporali futuri, riflessi nei termini “flussi di cassa prospettici” e “obbligazioni pianificate”, richiamano l’importanza della pianificazione finanziaria all’interno delle aziende e si incrocia con un altro cambiamento strutturale che sta interessando il mondo bancario da ormai molti anni: ad esempio, risale ormai all’ 1 gennaio 2018 l’entrata in vigore del nuovo principio contabile internazionale IFRS 9 che ha cambiato in modo sostanziale le “regole del gioco” per banche ed imprese, con impatti a volte radicali sui processi gestionali ed in particolare sui sistemi di pianificazione, controllo, rendicontazione e comunicazione finanziaria.
Rimandando ai testi specialistici per maggiori approfondimenti a riguardo, è opportuno in questa sede evidenziare il mutato processo di valutazione del rischio d’impresa che le banche sono chiamate ad adottare, maggiormente focalizzato su un approccio di tipo prospettico o medio atteso (forward looking) a discapito dell’approccio prevalentemente retrospettivo (backward looking).
L’interlocuzione fra il mondo bancario e quello delle imprese in futuro sarà sempre più incentrata sull’analisi delle dinamiche correnti e prospettiche che interesseranno la vita aziendale. Le esigenze gestionali interne di pianificazione e controllo si intersecheranno con le novità normative del Codice della Crisi (che l’1 settembre 2021 dovrebbe entrare pienamente in vigore, nelle forme che saranno decise dal legislatore) e con i processi di valutazione che le banche faranno dei loro clienti, che si baseranno su strumenti di controllo continuativi, proattivi e forward looking per indagare costantemente e prospetticamente l’adeguatezza economica, patrimoniale e finanziaria di un’azienda.
Nel 2021 queste dinamiche, che interessano l’area di pianificazione, finanza e controllo di qualsiasi azienda, avranno un difficile banco di prova da superare: prevedere il futuro in un mondo molto diverso da come lo conoscevamo fino a pochi mesi fa.
Antonio Marciante
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