Articolo pubblicato nella newsletter di Investire al Sud del 28 dicembre 2020

Post COVID Recovery: “vecchi e sani principi” sono ancora alla base dello sviluppo dell’attrattività del Paese Italia

28 dicembre 2020
/ Maurizio Paolella

Abstract

Il 2020 ha visto l’insorgere dapprima di una crisi sanitaria globale, successivamente trasformatasi in crisi economica e sociale con evidenti implicazioni per i mercati finanziari. Tuttavia, per quanto negativo possa essere il presente contesto, l’Italia sembrerebbe essere ancora uno dei principali Paesi europei nel quale continuare ad investire, specialmente considerando l’attrattivo gap infrastrutturale da colmare.
Quali sono dunque le priorità da perseguire – nel complesso contesto successivo all’esplosione della pandemia – affinché’ il network di investitori internazionali continui a guardare con sempre maggiore interesse al Paese Italia?

Nel corso dell’ultimo triennio (2018-2020) sono stati numerosi I fattori che hanno influenzato – positivamente e negativamente – l’approccio ed i piani dei grandi investitori internazionali nei confronti del Paese Italia.

Nonostante la mia indole ottimista, e sebbene tenda a leggere ed interpretare molti dei piu’ recenti eventi come segnali complessivamente positivi e di lungo termine, è purtroppo vero che, limitandosi al solo mercato del Private Equity in Italia, il 2019 aveva gia’ registrato una significativa contrazione sulla raccolta fondi (-54% vs 2018), seppur accompagnata da un lieve incremento nel numero delle transazioni (+3%).

Il 2020 ha poi visto – ahimè - l’insorgere dapprima di una crisi sanitaria globale, successivamente trasformatasi in crisi economica (i.e. impatto sull’economia reale) e sociale (i cui effetti purtroppo saranno pienamente manifesti solo nel corso dei prossimi mesi… ed anni...), con evidenti implicazioni per i mercati finanziari ed investment thesis degli investitori (i.e. necessita’ di maggiore focus a lungo termine, impatto sull’economia reale e/o sull’effettiva crescita economica del Paese, resilienza del business pari passu con profittabilità). Ed il 2021 parte certamente in salita – in attesa che una storica, planetaria vaccinazione di massa ci riporti lentamente verso una più stabile normalità.

E nonostante la sorprendente risposta da parte del mondo dei servizi (e non solo!) nel riorganizzarsi e continuare ad operare in “smart working”, un esempio di pragmatica difficoltà per un investitore è tutt’ora rappresentato – in funzione dell’area geografica, del settore e delle restrizioni vigenti – nel riuscire a condurre e/o completare un’efficace attivita’ di due diligence. Nel migliore dei casi, le dilazioni temporali (per portare a termine il deal) possono essere davvero significative.

Per quanto negativo possa essere il presente contesto (globale), l’Italia sembrerebbe tuttavia essere ancora il paese europeo nel quale molti grandi fondi di investimento internazionali (vedi Macquarie, BlackRock, Blackstone, Brookfield, …) intendono continuare ad investire nel corso del 2021 (ed oltre), principalmente guidati dall’attrativo gap infrasttrutturale da colmare (i.e. il divario fra i progetti in cantiere e quelli da realizzare è più ampio rispetto ad altri paesi d’Europa). I “ticket” medi (sia equity che debito) restano allineati alla dimensione del “frammentato” mondo delle piccole e medie imprese italiane (secondo ricerca EY pubblicata in Agosto 2020, e considerando l’insieme di investitori Corporate, Bank, e PE, in oltre il 75% dei casi si tratta di ticket inferiori ai 100M Eur).

Limitandosi a considerare il solo settore Healthcare & Life Sciences, il 2020 e’ stato un anno segnato da un crescente interesse del pool di investitori internazionali in asset tricolori, marcando un evidente e duraturo trend di consolidamento, apporto di risorse ed accesso a mercati pan-europei e/o globali. E nonostante il maggior numero di target sia localizzato a nord del Paese (vedi Tecres / Keensight Capital, Luglio 2020, o Hippocrates / Antin Infrastructure Capital, Novembre 2020), non mancano esempi di eccellenze nel Mezzogiorno (vedi Genetic Group / CVC Strategic Opportunities II, Luglio 2020).

Quali sono dunque le priorita’ da perseguire – nel complesso contesto successivo all’esplosione della pandemia – affinche’ il network di investitori internazionali continui a guardare con sempre maggiore interesse al Paese Italia?

Probabilmente la risposta non include nulla di sorprendentemente nuovo, cosi come confermerebbe la precedentemente citata survey EY, sostenendo che per c. 80% dei grandi investitori c’è solo un ostacolo agli investimenti infrastrutturali in Italia: la nostra instabilità politica e regolatoria.

Un importante (ed ulteriore...) “banco di prova” è proprio adesso sotto i riflettori: lo sblocco del bilancio europeo 2021 -2025 permette finalmente di considerare disponibili i fondi del Next Generation Eu (i.e. Recovery and Resilience Facility, la cassa di sussidi e prestiti destinata direttamente ai Paesi membri nell'ambito del piano di ripresa economica Next Generation EU e che assegna all'Italia un totale di circa 209 miliardi di euro).

Anche in questo caso, le raccomandazioni arrivate da Bruxelles per ottenere accesso alle risorse indicano come imprescindibili ed urgenti la semplificazione della burocrazia, la riduzione dei tempi della giustizia sia penale che civile, un piano di lotta alla corruzione e di contrasto alla grande piaga dell’evasione fiscale. Seguono la riforma del mercato del lavoro, l’introduzione di nuove misure di tutela soprattutto per i lavoratori atipici, l’istruzione e formazione professionale, con specifico riferimento alle competenze digitali.

L'Italia ha recentemente presentato una bozza di piano di utilizzo dei fondi ed il dibattito politico e mediatico si sta purtroppo concentrando – senza nessuna particolare critica e/o preferenza di schieramento! – su chi gestirà le risorse, piuttosto che su quali saranno i progetti da finanziare e come verranno scelti.

In una recente intervista all’economista ed ex ministro per la coesione territoriale Claudio De Vincenti, il Recovery Fund viene certamente considerato come una grande occasione per il Sud Italia, a patto che siano costituite opportune “task force” tra Governo centrale e Regioni, mantenendo inoltre un dialogo continuo con la Commissione europea – così come similmente fatto nel biennio 2014-15.

Il richiamo a “task force” indipendenti, o governo di “tecnici” per il supporto alla gestione di Fondi Europei (i.e. professionisti di assoluta competenza nel proprio campo e svincolati da qualsiasi legame politico, che sostituiscano integralmente le scelte trainate da logiche politico-elettorali con scelte di lungo periodo basate solide analisi tecniche) non rappresenta certo una novità per l’Italia, sebbene sembra essere ora un messaggio proveniente da un crescente numero di parti, indipendentemente da colori e fazioni politiche.

Nell’interesse del Paese, c’è comunque un numero davvero limitato di “vecchi e sani principi” da adottare nella scelta del “cosa” fare (e con quale priorità), a partire dal fatto che una parte delle risorse che saranno disponibili sono debiti (seppur a tassi migliori) ed una parte trasferimenti a fondo perduto. A fronte di questa fondamentale differenza, cosi come menzionato in un recente articolo di un caro collega, bisognerebbe incrociare due gruppi di progetti: da un lato quelli “sociali” che, per natura, non potendo avere un ritorno economico misurabile in quanto necessari ad un effettiva “redistribuzione” delle risorse, dovrebbero trovare il loro finanziamento nelle risorse a fondo perduto; dall’altro quelli di tipo strutturale che per poter essere considerati ed accettati debbono poter trovare allocazione nei progetti finanziati a debito e, di conseguenza, identificare un ritorno economico e finanziario che possa almeno permettere il rimborso del capitale e degli interessi che dovranno essere pagati.

Per quanto possa sembrare ovvio (e non sarebbe certamente la prima volta), speriamo che tali vecchi e sani principi siano effettivamente considerati, evitando iniziative meramente destinate a soddisfare specifici gruppi di interesse, senza definire quali siano i criteri di scelta fondamentali.

Autore

Maurizio Paolella

Londra, Avellino
Director Healthcare and Life Sciences @ Alvarez & Marsal
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